
STORIA DELLA RISERVA
Il mito e la storia recente
Narra la leggenda, riportata dal geografo Strabone, che, numerosi secoli prima di Cristo, il trace Diomede proprio in queste zone allevasse branchi di candidi cavalli, dedicati alla dea Diana-Artemide. Gli ampi boschi di rovere che ammantavano la zona a est dello «Aesontius Flumen» furono perciò dai Romani denominati Silva Diomedaea. Un magnifico bosco, di cui rimane appena un pallido esempio nel tratto sopra ricordato e in quello denominato "Alberoni", che faceva da cornice alla favolosa "Sorgente e madre del mare", come veniva allora denominata la foce del misterioso Timavo, il "fiume più breve d'Italia". Una tenebrosa e tuttora in gran parte inesplorata via d'acqua che, dopo un percorso sotterraneo di ben 40 chilometri, sgorga alla luce del sole ad appena un tiro di fucile dal Mare Adriatico, in vista dell'antico castello di Duino e alle pendici del Carso. Appena a occidente dell'attuale Isonzo, autentica barriera naturale, si estendeva poi per chilometri la paurosa e in origine certo impenetrabile Silva lupanica, che ammantava l'intera bassa pianura, segnando un confine naturale appena alle spalle di Aquileia, la grande città fondata dai Romani nel 171 A.c. E fu appunto grazie alle ben pavimentate strade da questi "imprudentemente" predisposte che Attila e i suoi Unni invasero più volte l'Italia, espugnando infine la città dopo un lungo assedio, nel 452 A.c. e provocando, come riporta Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum, la fuga delle numerose cicogne che ivi nidificavano. Un episodio drammatico che è all'origine della nascita della città lagunare per antonomasia. Gli abitanti di Aquileia, rifugiatisi dapprima a Grado, avrebbero alla fine preferito fondare una nuova e ben più sicura città, circondata in ogni direzione da insidiose paludi e profondi canali: Venezia.
Una zona quella dell'attuale laguna del Friuli Venezia Giulia in genere e dell'Isonzo in particolare, come si può constatare, tra le più ricche di storia d'Europa, che è stata tuttavia interessata in epoche più recenti da un forte sviluppo e da sensibili trasformazioni ambientali.
Le aree circostanti l'Isonzo furono infatti progressivamente disboscate e "bonificate" dall'uomo, per far posto a colture agricole e nuovi insediamenti, tanto industriali che dedicati al turismo di massa, come è ad esempio il caso della stessa isola di Grado, che veramente "isolata", ohimè, più non è da tempo. Da ciò la forte esigenza di conservare e ove possibile ripristinare almeno un piccolo esempio di quell'animato mondo selvaggio che, per tanti secoli, ha caratterizzato questi luoghi, ponendo le basi per il possibile ritorno di specie localmente estinte, come ad esempio quelle stesse cicogne scacciate tanti secoli prima o, perché no, della rarissima aquila di mare (Haliaetus albicilla) che certo ispirò con la sua appariscente e allora abbondantissima presenza i primi colonizzatori Romani nel denominare il nuovo insediamento.
Una complessa operazione di restauro e, ove possibile, ripristino di habitat degradati o ridotti ai minimi termini a seguito dell'incessante e progressivo fenomeno di "antropizzazione" che distingue particolarmente le aree costiere.



L’evoluzione dell’Isola della Cona
1850
La zona detta della "Cona" è molto ampia e selvaggia: il canale Quarantia (allora "Correntìa") è uno stretto corso d'acqua di risorgiva, attraversato da un ponte. Nella zona domina la vegetazione palustre d'acqua dolce con canneti e boschi.
1895
Il fiume Isonzo "rompe" e invade il Quarantia allargandolo notevolmente. Il collegamento
via terra tra gli "Alberoni" e la Cona è interrotto. La Cona è di fatto un'isola all'interno di un sistema deltizio.
1938
Viene costruita la diga che collega la Cona alla terraferma e gli argini che riportano
il fiume Isonzo alla foce precedente della "Sdobba". La vegetazione della Cona si trasforma gradatamente per l'effetto delle acque marine salate e una porzione di terreno attorno alla fattoria esistente (20 ha) viene circondata da argini e coltivata.
1976
Viene approvato il Piano Urbanistico Regionale Generale (PURG) che prevede anche un "Ambito di Tutela Ambientale" incentrato sull'Isola della Cona, ma anche un'area adiacente
per gli insediamenti turistici nautici, nel canale Quarantia.
1983
Un argine secondario è costruito per coltivare altre zone palustri (30 ha).
Viene tuttavia approvata la legge regionale n. 11 che blocca ulteriori bonifiche prevedendo invece finanziamenti per la realizzazione delle aeree di tutela ambientale. Il progetto,
elaborato da Naturstudio-Trieste e Fabio Perco, prevede il ripristino di aree palustri
dolci e la realizzazione di un "Centro Visite".
1989
Viene realizzato un primo stralcio esecutivo con la costruzione del grande osservatorio della Marinetta ed il riallagamento di 30 ha di campi, che in parte erano stati coltivati. Si tratta del cosiddetto "Ripristino". Viene anche realizzato un edifico addetto al primo accoglimento dei visitatori, oggi sede del "Museo della Papera".
1991
I primi cavalli Camargue sono immessi nella zona con lo scopo di controllare la vegetazione palustre e di organizzare visite guidate.
1996
Viene approvata la legge regionale n. 42 che istituisce la Riserva Naturale regionale della Foce dell'Isonzo, su ben 2350 ha 15 km di fiume. I comuni interessati sono quelli di
Staranzano, San Canzian d'Isonzo, Grado e Fiumicello. Viene cancellata, finalmente, la
previsione di un "Marina" nelle vicinanze e le zone a ciò destinate sono inserite nella
Riserva. Negli anni successivi, altri lotti esecutivi del progetto iniziale vengono progressivamente realizzati con varie migliorie delle infrastrutture ed ulteriori rinaturazioni, tra
cui nuovi stagni, ricostituzione di aree boscate ecc.
1997-98
La Riserva è compresa in un "Sito di Importanza Comunitaria" e in una "Zona di Protezione Speciale". Grazie ai fondi europei (Obiettivo 2) vengono completate le strutture di servizio, riadattata una fatiscente fattoria a nuovo "Centro Visite" e riallargate ulteriori aree circostanti: le zone divenute di proprietà pubblica e complessivamente rinaturate assommano a circa 70 ha.
2000-2002
Si conclude il progetto finanziato dall'Unione Europea e la Riserva è dotata di una nuova gestione operativa affidata al consorzio di cooperative sociali “il Mosaico” che vede coinvolti nell’opera di manutenzione del verde e delle strutture l’inserimento lavorativo di numerose persone svantaggiate. Le direttive tecnico scientifiche per la corretta gestione e il costante monitoraggio dell’area e della fauna viene avviata attivando la Stazione Biologica Isola della Cona (SBIC).
Complessivamente sono stati realizzati 150 ettari di restauro ambientale di cui metà in aree tuttora di proprietà privata, grazie agli incentivi del Piano di Sviluppo Rurale della regione e le risorse agro - ambientali europee.
4 edifici (Marinetta, osservatorio in legno e copertura in canna, ricostruzione dell'edificio "casa Bonazza" o "Stallone Dottori", adattato a centro visite, stazione di ricerca, centro educazione ambientale, foresteria; centro visite del Caneo, ristorante, centro visite, osservatorio).
2005
Viene dato il via alla costruzione della strada che permette un miglior collegamento tra il centro visite dell’Isola della Cona e le principali arterie stradali, il progetto è promossa dal consorzio di cooperative sociali il Mosaico.
2006
La riserva diventa autosostenibile energicamente grazie all’istallazione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, un impianto solare termico per la produzione dell’acqua calda e una centrale a biomassa per il riscaldamento.
Parte il progetto associativo CO.NA. (Conservazione della Natura) con l’obbiettivo di sviluppare e promuovere attività divulgative atte far conoscere meglio gli aspetti peculiari del vivere e conservare la Natura.
Sempre nel 2006 viene dato il via ad una serie di eventi a carattere culturale che si sviluppano lungo il periodo estivo denominati “il Fiume e le Stelle” e attraverso collaborazioni mirate cerca di diffondere la cultura dell’educazione ambientale attraverso l’icontro delicato di arte, musica e natura.
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